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Cenni storici sulla chiesa rupestre di Sant’Antuono.

Oppido Lucano è un piccolo paese della Basilicata, caratterizzato da un territorio collinare molto affascinante. È completamente circondato da campi di grano e oliveti.

A circa un chilometro dal centro abitato, in piena campagna, seguendo una strada tortuosa e irregolare, si arriva in Contrada Pozzella, dove si trova una piccola cappella rupestre dedicata a Sant’Antonio abate.
All’esterno la chiesetta mostra un tetto di tegole ad un unico spiovente, realizzato recentemente, poggiante sulla primitiva struttura in pietra viva.
Nella facciata si apre una porta d’ingresso rettangolare e una piccola finestra rotonda.
Scavata in una collina di tufo, si scopre una grotta, contenente un ciclo di affreschi.
La cripta è organizzata in un’unica navata alta 2,57 metri, larga 3, 80 metri e lunga 5, 70 metri. Ha un piccolissimo vano a destra, alto 2, 38, largo 1, 05 e lungo 2, 80 metri, e da una diramazione laterale a sinistra alta 2, 66 metri, larga 1, 50 e lunga 4, secondo la puntuale descrizione di Alba Medea.

Clicca per vedere la pianta della cripta

 

L’Italia Meridionale è ricca di queste realizzazioni, com’è possibile vedere anche a Matera e a Irsina (Potenza) o in Puglia, dove il fenomeno delle chiese rupestri è davvero molto intenso.
La cappella di Oppido Lucano nasce come precettoria sottoposta.
La scelta avvenne grazie all’importanza economica che questo piccolo centro dell’alto Bradano aveva in quel periodo. Quando una zona di sosta risultava particolarmente generosa dal punto di vista economico, infatti, sul luogo veniva costruita una precettoria dipendente da quella principale, in questo caso da quella di Napoli, ed era obbligata a versarle una certa quantità del proprio reddito annuale.
Ad Oppido la piccola chiesa sorge nei pressi di un torrente, questo fa supporre che accanto ad essa ci fosse una casa adibita ad accogliere malati di ogni genere, anche se non ci sono documentazioni relative alla presenza di un ospedale accanto alla Chiesa di Oppido. Il fatto, quindi, che questo esistesse realmente rimane una supposizione.

Il fervore religioso della popolazione, in questo periodo, era molto forte e questo permetteva agli Antoniani oppidani di ricevere numerose donazioni, compresi appezzamenti di terreno.
La crisi della chiesa però, alla fine del XIV secolo, con lo scisma d’Occidente e le lotte politiche degli Angioini, influì notevolmente sull’equilibrio dell’organizzazione antoniana in generale e sulle precettorie dell’Italia Meridionale.
Anche se non ci sono documenti che riguardano la chiusura dell’ospedale di Oppido, già nel XV secolo i religiosi avevano abbandonato il paese.

La chiesa prende il suo nome dalla dizione francese “Antuane” di Antonio, che nel dialetto meridionale ha generato “Antuono” .
La chiesa di Oppido Lucano è interessante poiché questo tipo di realizzazioni avevano origini legate alla devozione privata.
A lungo infatti si è creduto che questo tipo di fenomeno fosse legato a movimenti monastici, ma tale ipotesi è stata smentita soprattutto dai programmi iconografici che non erano legati ad una committenza cenobitica, come invece accade a Sant’Antuono.

La narrazione pittorica del ciclo di affreschi che decora le pareti comprende l’intera vita di Cristo, partendo dal cunicolo sinistro con scene dell’Infanzia, alle quali si aggiungono anche il Battesimo e l’Ingresso a Gerusalemme.
Le pitture continuano poi nella navatella centrale, con le storie della Passione, a partire dalla scena dell’Ultima Cena, per terminare con le Pie donne al sepolcro.
Infine nel cunicolo destro troviamo la Madonna in trono con Cristo bambino e l’Angelo.
Molte scene sono estremamente rovinate, altre completamente scomparse a causa dell’abbandono in cui si trovava la chiesa. Voci fondate di paese raccontano che fino a non moltissimi anni fa, la cripta era utilizzata dai pastori per rinchiudervi i maiali precedentemente portati al pascolo. Gli affreschi hanno quindi decorato per molto tempo un ambiente utilizzato come stalla.
Intorno agli anni Settanta tuttavia furono realizzati dei lavori che permisero una maggiore fruibilità degli affreschi, e la scoperta di alcune ossa attribuite ai monaci che lì avevano abitato.
Nel 1992 è stato realizzato un intervento di restauro.

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